Domenico Sfrappa: “Il calcio ed il ruolo del DS sono cambiati, ci sono troppe pecore nere e poche bianche. Mi aspetto equilibrio in D ed Eccellenza, sul Perugia…”

Una carriera rinomata ed un’esperienza da far invidia: Domenico Sfrappa si racconta ai nostri microfoni parlando di quello che è stato per anni il suo ruolo e di come si sia evoluto insieme al calcio giocato.

PERUGIA-Parla ai nostri microfoni una delle figure più rilevanti del panorama calcistico umbro; Domenico Sfrappa, oggi senza squadra, è stato per anni uno dei direttori sportivi di riferimento in Umbria con le esperienze a Foligno, Orvieto, Santa Maria degli Angeli e Perugia tra le altre, oltre ad aver lavorato fuori regione sia come diesse che come osservatore. Di seguito le dichiarazioni

Lei non ha bisogno di presentazioni, tuttavia riesce a farci un riassunto della sua carriera professionale?

“La mia carriera è fatta di tanti passaggi importanti, i primi sono stati sono stati quelli che sono partiti da Pontevecchio dove ho smesso di giocare a 27 anni e mi sono affacciato al mondo della dirigenza sporitva; Pontevecchio é stato un lascia passare. Da lì grazie all’amicizia con Walter Sabatini ho imparato il mestiere, sono andato a Gubbio dove ho fatto esperienza con tanta professionalità, abbiamo preso la squadra dalle ceneri fino ad arrivare in C2. Ho fatto l’osservatore al Perugia con Cosmi tra le altre cose; poi ho vinto a Foligno l’interegionale, sono andato per due volte a Grosseto, poi in Arezzo in C1, a Foligno ancora ed infine ad Orvieto; ricordo che con il Grosseto in C1 abbiamo fatto la finale play-off per andare in B. Negli ultimi tempi mi sono fatto da parte vista una situazione particolare, ho avuto la fortuna di tornare in C1 ad Ancona dove ho fatto una delle mie miglior stagioni, ho fatto anche l’osservatore per la Sampdoria, poi gli ultimi due anni a Castiglione del Lago e poi a Santa Maria ho cercato di fare il meglio.”

Com’é cambiato il calcio rispetto a tanti anni fa?

“Posso dire che è cambiato tanto, già dal fatto che mancano i dirigenti; una volta giocavi con realtà dove i presidenti erano del posto, c’era molto più campanellismo e c’era un qualcosa di diverso, oggi c’è tanto cambiamento. E’ tutta una questione di chi porta soldi, i ruoli di allenatore e dirigente hanno avuto un involuzione, dunque un passaggio in negativo.. questo non mi piace.”

Com’é cambiata la figura del Ds invece?

“il cambiamento maggiore è dovuto al fatto che i presidenti fanno da procuratori soprattutto nei dilettanti, ci sono personaggi che non hanno l’abilitazione per fare questo lavoro, già questo dovrebbe bastare per capire dove siamo arrivati. Il dilettantismo poi é diventato professionismo, prima non succedeva, adesso anche un 2006 ha un procuratore, é cambiata proprio la prospettiva ed il male dei ragazzi sono proprio i precursori delle volte, quando si capirà cosa non va però sarà tropo tardi. Ci sono delle persone che si avvicinano al calcio che spesso non hanno le competenze, inoltre la cosa che è cambiata tanto è che prima noi eravamo avversari ma con rispetto, questo é venuto meno, spesso e volentieri vieni considerato come oggetto e non come persona. Anche la competenza, spesso e volentieri fa la differenza: prima i giocatori si andavano a vedere, non si sentivano solo i procuratori. La gestione é cambiata, io mi porto dietro gli insegnamenti di Walter Sabatini: serve professionalità anche nei dilettanti oltre che un’organizzazione importante e non improvvisate. La bravura del direttore sportivo non é la compravendita, é la gestione del quotidiano, durante la settimana ci sono tanti problemi, di tutti i tipi, lì si vede la bravura.”

Cosa non funziona nelle società alla luce dei problemi che si hanno in quasi tutte le categorie?

Una volta c’erano delle pecore nere, oggi c’è qualche pecora bianca! Manca serietà, così facendo non so dove si va a finire. Servono contratti di garanzie, magari ci sono anche ma spesso il meccanismo si blocca come è successo al Città di Castello anno scorso che ha falsato il campionato, questo é inconcepibile e non vorrei succedesse.”

Che voto dà al mercato? Chi é stata la regina e chi é andato un po’ peggio tra Serie D ed Eccellenza? 

“Quest’anno ho seguito il giusto le vicende, credo che però sarà un campionato equilibrato, ci sono 3-4 squadre superiori in Eccellenza, se devo sbilanciarmi dico dico la Pietralunghese, la Narnese ed il Treni Fc, anche l’Angelana si è mossa bene ed il Tavernelle non parte a fari spenti. In D il Foligno ha fatto bene ad unirsi, è stata la cosa migliore, speriamo che vadano avanti. Anche le neopromosse si sono mosse bene, hanno fatto abbastanza bene, soprattutto il Sansepolcro. Il Trestina é una realtà oramai assodata, son tanti anni che sono stabilmente in categoria, l’Orvietana é in crescita, sta lavorando bene sia in prima squadra che nel settore giovanile.”

Facendo una piccola chiosa sul Perugia, come vede il prossimo campionato di C? É realistica la Serie B fra due anni?

“Conosco Meluso dato che l’ho incontrato da avversario, é una persona preparata, bisogna che la società capisca che la piazza deve salire di categoria, penso che lo merita la piazza e la città. Spero che questo avvenga effettivamente, manca qualcosa come squadra ma penso che Meluso ha tanta esperienza, ha gestito anche squadre di Serie A, è una persona seria e preparata, penso possa essere il fulcro del percorso; ad oggi la società non ha dimostrato moltissimo, devono capire che la piazza non si accontenta. Ovviamente non torneranno i tempi d’oro di Gaucci o quelli di D’Attoma. Speriamo che il progetto a lungo termine venga portato a termine; il Perugia ci può provare, anche prendendo giocatori di esperienza, serve quella in una categoria come la C. Non vedo squadre nettamente avanti come anno scorso, ci sono il Ravenna e l’Arezzo che possono far bene insieme all’Ascoli però per il resto secondo me il Perugia deve dire la sua e può decidere le sue sorti, di questo ne sono abbastanza sicuro.”

Intervista ed articolo a cura di Vincenzo Velotti

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