Una stagione straordinaria, sicuramente molto lunga e dispendiosa, quella del Cannara che da neoporomssa in Eccellenza ha centrato un risultato clamoroso: il ritorno in Serie D.

PERUGIA-Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore generale del Cannara, Angelo Mattonelli, figura storica del club rossoblu che nella giornata di domenica 15 giugno ha festeggiato la promozione in Serie D dopo aver ottenuto due salti di categoria consecutivi dalla Promozione. Di seguito le dichiarazioni
Ci può fare un bilancio della stagione appena conclusa, culminata con la promozione nella massima categoria dilettantistica
“Da neopromossa l’obiettivo era di fare un buon campionato e far parlare positivamente della squadra, di domenica in domenica, sono stati bravi i ragazzi con il mister e lo staff a fare un discorso vincente culminato con la vittoria di ieri. Sicuramente è stata una sorpresa perché non era l’obiettivo principale ma é meritata per l’impegno messo in mostra, è una grande soddisfazione far parte di questo gruppo.”
Siete partiti con un’idea ad inizio stagione, poi man mano avete portato avanti una situazione storica, come si é evoluta la programmazione?
“Il nostro obiettivo era fare un campionato tranquillo senza soffrire e valorizzare gli under; dopo le prime difficoltà abbiamo messo a referto 8 vittorie di fila che hanno dato autostima, ci siamo uniti nelle difficoltà anche durante il percorso facendo un campionato di vertice. Nonostante la sconfitta in coppa e aver perso lo scontro diretto con il Sansepolcro non ci siamo disuniti, credo che il momento cruciale sia stato quando abbiamo conquistato la finale di coppa, lì abbiamo capito la nostra forza e ci ha dato autostima, inoltre abbiamo giocato tutta quella partita con l’uomo in meno. Voglio sottolineare come anche le sconfitte ci hanno dato forza, questo è un concetto che passa poco ma dovrebbe essere più presente: anche le sconfitte rendono più forti, nello sport e nella vita”
Vi aspettavate di essere così all’altezza rispetto anche a delle squadre del Nord, notoriamente sempre più avanti rispetto alle umbre?
“Abbiamo sempre affrontato tutte le sfide che si sono presentate a noi con molta umiltà, onestamente avevo più paura dei playoff regionali; le partite tra squadre dello stesso girone sono pericolose proprio perché c’è più conoscenza dell’avversario. Per quanto riguarda le altre due sfide quella con la Sestese é stata molto complessa, erano una squadra ostica che ha fatto della fisicità la sua arma primaria, averla vinta ai rigori dice tanto sul fastidio che ci hanno dato; il Pinerolo aveva valori più alti ma già all’andata avevamo avuto l’impressione di potercela giocare alla pari e fare risultato, così é stato.”
Sul futuro, come cambia adesso l’organizzazione societaria e tecnica della squadra in Serie D?
“Abbiamo avuto un’esperienza recente di Serie D, sappiamo a grandi linee cosa dobbiamo fare, l’organizzazione è ovviamente migliorata da un punto di vista qualitativo e numerico dunque possiamo continuare con la nostra filosofia di valorizzare giovani e settore giovanile insieme ai tanti talenti che vogliono cimentarsi in questo campionato. Non vogliamo fare passi più lunghi della gamba, la società è solida e si farà il massimo l’anno prossimo come abbiamo fatto anche quest’anno.”
Cinque umbre in Serie D non si vedevano da un po’, come commenta questa pattuglia cospicua di società e formazioni? É sintomo di salute e bontà del calcio umbro, almeno a livello dilettantistico
“Gli spareggi hanno fatto vedere che il calcio umbro, nonostante abbia dei bacini più piccoli rispetto ad altre realtà, se la può giocare tranquillamente con la programmazione e le giuste idee, penso che il Cannara é una società piccola nella lega nazionale ma con valori saldi. Mi viene in mente ad esempio il Trestina che rappresenta una comunità simile alla nostra, non siamo tanto dissimili alla fine; dal momento in cui ci sono le umbre con più squadre in D c’è ovviamente una maggiore visibilità e questa è una cosa positiva, poi gli obiettivi saranno ovviamente diversi per tutti ma è una soddisfazione non da poco ed essere parte di questa storia mi rende orgoglioso.”
Articolo ed intervista a cura di Vincenzo Velotti




