I 120 anni del Perugia: festa, emozione e passione

Celebrazione in gran stile quella che si è tenuta nella giornata di ieri al Curi dove, difronte a quasi 8000 persone, si è reso omaggio ai 120 anni di storia gloriosa del Perugia. Tanta musica e un aria di festa intorno ad un Curi tirato a lucido che ha dato vita ad un amichevole tra le vecchie glorie del glorioso passato del Grifo

PERUGIA-Emozionante, toccante e piena di gioia. In questi termini si può descrivere la giornata di lunedì 9 giugno al Curi che ha segnato la fine di 3 giorni di festa che hanno voluto omaggiare i 120 anni dalla nascita del Perugia Calcio attraverso la presenza di vecchie glorie, giocatori e allenatori, nel ricordo anche di chi non c’è più ma che ha comunque lasciato un segno indelebile nella storia. Vista la caratura degli ex giocatori, così come di chi ha seduto in panchina, la partita che ne è scaturita tra le Leggends, divise in squadra bianca e rossa, ha regalato negli occhi e nella memoria di chi c’era sensazioni familiari, come il gol di Pagliari su rigore che ha aperto la partita, oltre alle indicazioni di Novellino per i bianchi e quelle di Cosmi per i rossi. Dopo due tempi da mezz’ora il tabellino ha segnato il 4-2 finale per i bianchi che erano passati in svantaggio dopo il penalty di Pagliari, Marco Marri e Giampiero Clemente hanno poi ribaltato la situazione per i bianchi. Il 3-1 lo ha firmato poco dopo Mirco Pieri, mentre il poker lo ha calato Jaro Sedivec; Di Giovanni Cornacchini ha accorciato le distanza per il definitivo 4-2.

Tante dunque anche le dichiarazioni che hanno rilasciato gli ex calciatori, tra cui Ravanelli che ha sottolineato come “Devo tanto a questa squadra e questa città, ho dato tanto e mi ha dato tanto, vivo a Perugia e già questo dice tanto; è stato un binomio fantastico fatto da gioie ma anche da amarezze. Ricordo quando andavo da piccolo in gradinata con papà a vedere il Perugia in Serie A, quello di Castagner e dei record; questa società e questo campo dev’essere osannato dalla proprietà dato che è leggendario, la presenza dei tifosi del Grifo dev’essere premiata con una squadra all’altezza, spero che il presidente possa portare questa società dove meriti.” Presente, soprattutto in campo, anche Pagliari, sempre con la maglia numero 9, che ha parlato di come “Ritrovarsi con tanti amici e compagni con cui hai condiviso belle esperienze, così come con la gente, la città ed il campo, può solo che far piacere; ho avuto sempre un feeling particolare con la città e i tifosi che supportano sempre chi onora la maglia. Quest’anno sono venuto allo stadio, forse manca empatia tra gente e squadra, il Curi ha poca passione oggi nonostante fosse uno dei capisaldi della squadra, spero che la società possa intervenire non solo a livello tecnico ma anche emotivo, servono anche idee ed un progetto ben chiaro, certe piazze, come queste, hanno una storia”. Negri e Vryzas invece hanno parlato di come “Il tempo è passato ma sono tornati in mente tanti ricordi belli della carriera qua, devo tanto a città e club, era impossibile mancare; i tifosi e anche noi attaccanti viviamo con i gol, fa piacere che si ricordino ancora di noi dopo tanti anni; i tifosi sono magici e ti fanno rivivere delle emozioni da brividi, come la rete che si muove. Speriamo che la nuova proprietà porti il Perugia dove merita; il tifoso aspetta solo un imput dato che ha voglia di rivivere delle emozioni forti”. Tutti gli occhi, tuttavia, oltre che sui tanti beniamini, erano puntati su Galeone, allenatore che è rimasto nella mente e nel cuore di Grifoni tanto che la Nord gli ha riservato un boato con annesso coro all’ingresso in campo, queste le sue dichiarazioni: “La mia impronta sulla storia del Perugia? Non sono stato l’unico, c’è stato Castegner, in quel poco che ho potuto ho lasciato un ricordo, è stato un periodo d’oro ma a Perugia sono passati tanti allenatori come Novellino o Cosmi; adesso mi dispiace vedere il Perugia così, non tanto che sia in C ma che la faccia da comprimaria, dovrebbe essere predisposta ad andare nella serie superiore, è una società che merita tanto di più. Ho parlato prima con la proprietà, la C è difficile e bisogna organizzare una squadra che possa arrivare prima, non è facile ma bisogna rivolgersi a gente che conosce il calcio e che conosce la categoria.”

Articolo a cura di Vincenzo Velotti

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