8 stagioni in biancorosso da tecnico e calciatore, in entrambi i casi ha lasciato il segno.

REDAZIONE – La Perugia sportiva e non piange un suo grande personaggio, quell’Aldo Agroppi che prima da calciatore e poi da allenatore ha davvero lasciato il segno. Ma chi era Agroppi, spentosi oggi all’Ospedale della sua Piombino dove era ricoverato per una polmonite bilaterale?
(Fonte Wikipedia) Cresciuto nel vivaio del Piombino, con cui esordisce non ancora maggiorenne in Serie D nella stagione 1960-1961, viene notato e acquistato dal Torino, che inizialmente lo cede in prestito a diverse squadre: dapprima al Genoa nel 1964-1965, che lo fa giocare nelle giovanili, e con cui vince il Torneo di Viareggio; quindi l’annata successiva si accasa alla Ternana, in Serie C, mentre quella dopo va al Potenza, in cadetteria, giocando con continuità in entrambi i campionati.
Alla vigilia della stagione 1967-1968 torna in pianta stabile ai granata, debuttando in Serie A il 15 ottobre in Torino-Sampdoria 4-2 (lo stesso giorno in cui perde la vita Luigi Meroni). In breve diventa una delle bandiere del Torino di quegli anni: Agroppi è tra i protagonisti della rinascita della squadra piemontese a cavallo degli anni 1960 e 1970, con cui conquista due Coppe Italia;
Dopo una militanza quasi decennale al Torino, nella stagione 1975-1976 il giocatore passa al Perugia, neopromosso in A. Coi grifoni conduce altri due buoni campionati in massima serie, vestendo varie volte anche la fascia di capitano della compagine umbra, prima di ritirarsi dal calcio giocato alla fine del torneo 1976-1977.
Ha disputato 5 partite nella nazionale maggiore, debuttando il 17 giugno 1972 in amichevole contro la Romania a Bucarest (3-3).
Chiusa la carriera da atleta, Agroppi intraprende subito quella di allenatore e, dopo avere guidato le giovanili del Perugia, viene ingaggiato in Serie B dal Pescara per il campionato 1980-1981.
La stagione seguente riesce a riportare in Serie A il Pisa di Romeo Anconetani. Sempre in cadetteria, nel 1983-1984 è chiamato dal Padova, dimettendosi tuttavia dopo tre mesi a causa di problemi di depressione, mentre nel 1984-1985 disputa un buon campionato sulla panchina del Perugia, che porta in quarta posizione, perdendo coi biancorossi una sola partita — tuttora un primato per la Serie B — e restando in corsa per la promozione in A fino all’ultima giornata, mancandola per 1 punto (era l’ultimo anno di Serie B quello con solo 3 promozione che poi per un periodo piuttosto lungo passarono a 4 – ndr).
Se ne va uno dei grandi personaggi dello sport perugino, una persona ed uno sportivo d’altri tempi, mai preoccupato di esternare i suoi pensieri anche quando andavano palesemente contro il sistema; nella sua ultima intervista ha dichiarato di “essersi allontanato da un calcio troppo ipocrita“. Caro Aldo, come darti torto certe volte. R.i.p.
Fabio Meattelli




